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Nuova Zelanda – Dove la Terra Canta, il Vino Racconta e il Cinema Incanta" 

Un viaggio tra leggende Māori, paesaggi da sogno, trekking nella Terra di Mezzo e calici di Sauvignon immersi nei filari del silenzio

Ci sono viaggi che nascono da un sogno, altri da un bisogno. 

E poi ci sono quelli che germogliano da un film. Come fu per Entrapment, che mi porto a sdraiarmi sotto le Petronas in Malesia,  o a Indiana Jones, che mi condusse tra le sabbie rosse e i silenzi millenari di quella che, col tempo, sarebbe diventata la mia seconda patria: la Giordania. 

Anche la Nuova Zelanda arrivò così, silenziosa e potente, come un’ispirazione cinematografica che non potevo ignorare. Dopo l'uscita de Il Signore degli Anelli, quelle terre mi apparvero improvvisamente accessibili, desiderabili. A quel richiamo si unirono altre immagini: Whale Rider, La Lezione di Piano, Le Cronache di Narnia, Lo Hobbit, Vertical Limit. Il grande schermo aveva aperto una porta, e il cuore aveva deciso di entrarci. Ma non era solo cinema. 

La vittoria di Luna Rossa alla Louis Vuitton Cup nel 2000, il fascino del rugby con gli All Blacks e la Haka che scuoteva l’anima... il tutto confezionato con quella leggenda — che leggenda non è — delle pecore, più numerose degli abitanti, come mi raccontarono. E ne ebbi presto conferma. 

 

Atterrai ad Auckland con la stanchezza del volo sulle spalle, ma con una luce nuova negli occhi. Il tempo di un riposo e poi, guidato da un accompagnatore locale, iniziai la scoperta dell'isola. Ogni curva era un racconto. Ogni voce incontrata sembrava custodire una leggenda. Il verde era diverso. Piu profondo. Il cielo sembrava avere qualcosa da dire. 

 

Rotorua fu la prima vera immersione nel respiro della terra. Geyser che salivano come preghiere, laghi di fango che ribollivano come pensieri sepolti, acque termali che sembravano abbracci antichi. 

Non distante, Taupo. Il lago piu grande della Nuova Zelanda. Un occhio d'acqua immobile, profondo, che rifletteva il cielo ma sembrava guardare dentro di me. In silenzio. Senza giudizio. Visitai un insediamento Maori. E li, il tempo si fermo. Mi parlarono di antenati, di canoe, di stelle. Mi raccontarono del viaggio e del ritorno. Ogni gesto aveva un senso. Ogni parola, un peso. Non ero un turista. Ero un viandante accolto in una storia che non cercava applausi. Solo ascolto. Poi venne Tongariro. Il Monte Ngauruhoe, set cinematografico del Monte Fato. Ma per me era silenzio in forma di roccia. Non lo scalai. Non serviva. Capii che a volte latto piu profondo e il rispetto. Stare. Guardare. Sentire. Attraversando foreste e praterie dove gli animali vivono liberi, raggiunsi Wellington. Capitale discreta, avvolta dal vento. Cenai in una locanda che sembrava uscita da un racconto. Sapori semplici: Hangi, Kumara, dolci di nomi dolci. E l'indomani, la traversata. Il traghetto scivolava sullo Stretto di Cook come su una lama d'Argento. Le colline si piegavano dolci verso l'acqua, il cielo danzava tra nubi e sole. Tre ore di sussurri marini. Un viaggio nel viaggio. E poi l'Isola del Sud. Una terra più cruda, più selvaggia. Ma anche più intima. Milford Sound, o Piopiotahi, non si racconta. Si vive. Si respira. Si ringrazia. Le montagne precipitano nel mare come pensieri nei sogni. Le cascate scendono come lacrime antiche. Ogni goccia contiene il senso della bellezza. E tu, minuscolo spettatore, ti senti fortunato. E fu proprio li, tra il verde e l'acqua, che scoprii un altro volto della Nuova Zelanda: quello del vino. A Marlborough, nell'est della regione, le colline respirano lentamente. Le vigne crescono come preghiere piantate nella terra. Il Sauvignon Blanc limpido, profumato, vivo e il frutto di un equilibrio perfetto tra oceano, sole, suolo e attesa. Ananas, passion fruit, agrumi e vento. Ogni calice era una pagina liquida, una storia da assaporare. Le cantine non erano teatri. Erano templi. I volti che incontrai parlavano alla terra come a un figlio. Mi raccontarono del clima, delle radici, della pazienza. Mi parlarono di sostenibilita. Di rispetto. Di futuro. Conobbi il progetto Sustainable Winegrowing New Zealand e compresi che questo non era solo vino. Era visione. Era cultura. E cosi, tra un sorso e un passo, tra un fiordo e un saluto, la Nuova Zelanda si e presa un pezzo di me. Diciotto giorni. Voli inclusi. Eppure sufficienti a lasciarmi un'impronta dentro. Non è un paese. E' una poesia geologica. Un tempio di silenzi. Una carezza che resta. Ci sono luoghi che non attraversi, ma che ti attraversano. La Nuova Zelanda non l'ho solo visitata, l'ho respirata. E lei, in silenzio, ha riscritto una parte di me.

 

🌿 "La Nuova Zelanda non l’ho soltanto attraversata. Mi ci sono perso dentro. Tra montagne che ascoltano, acque che parlano e calici che raccontano il vento."
Pierluigi Cruciani

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Lo sapevate che… nelle notti di nebbia un pirata fantasma cerca ancora il suo tesoro nello Stretto di Cook?